lunedì 19 luglio 2021

Eleuterio e Pippo: il Vangelo e la "volgarità". Racconto di un'amicizia tra Fede e fabbriche...

Ci ha lasciato questa mattina presto Don Eleuterio Agostini. Aveva 97 anni. Nato a Castelnuovo Monti nel 1923, è stato assistente della Giac, dell’Azione cattolica e delle Acli di Reggio Emilia; fra il 1972 ed il 1975 ha vissuto l’esperienza di prete operaio. 

In un caldo luglio di quattro anni fa Don Agostini aveva raccontato, nella parrocchia che aveva guidato per molti anni alla periferia di Reggio Emilia, la sua amicizia con Pippo Morelli (di cui, nel 2013 aveva officiato i funerali).

 Una conversazione che racconta non solo della personalità del sindacalista reggiano, ma anche del suo amico sacerdote...

Intervista a don Eleuterio Agostini, a cura di Francesco Lauria, inserita nel libro: "Sapere, Libertà, Mondo. La strada di Pippo Morelli."

"Ho una tristezza infinita nell’anima. Quasi un presentimento che debba avvenire qualcosa di inatteso, di acerbo. Forse questa mia giornata terrena potrebbe non vedere l’alba di domani. Non mi spaventa la morte. Mi è amica, poiché da tempo l’ho sentita vicina, in ore diverse: sempre bella… Nell’istante prima del mio tramonto, mi prenderebbe una sola nostalgia: quella di aver poco donato. Oggi la mia confessione ultima sarebbe questa: l’odio non è mai stato ospite della mia casa. Ho creduto in Dio, perché la sua fede è stata la sola ed unica forza che mi ha sorretto."

dal diario di Giorgio Morelli, 9 agosto 1947, due giorni prima di morire

Iniziamo la nostra conversazione da Giorgio Morelli, il Solitario...

La famiglia Morelli a Reggio Emilia ha rappresentato una presenza e una testimonianza importante. Il padre di Pippo Morelli si interessava di agricoltura ed era molto stimato ed autorevole. La figura del fratello ha avuto un grande risalto, per la sua morte non immediatamente seguita all’attentato, ma da esso provocata.

Giorgio Morelli veniva chiamato, durante la guerra, il Solitario. Durante la Resistenza, ma soprattutto dopo, il suo ruolo fu molto rilevante nell’area reggiana ed emiliana. Il Solitario era un nome particolare, non conosco il vero motivo della scelta, pur essendone facilmente comprensibile il significato.

Il fratello di Pippo fu il primo partigiano a entrare a Reggio, da solo. Dal balcone del Comune innalzò il tricolore, sempre da solo. Iniziò poi le sue pubblicazioni (prima Il Foglio tricolore e poi La Nuova penna). Durante la Resistenza aveva fatto parte delle Fiamme verdi, dal settembre del 1944 (in un primo momento si era arruolato nei Garibaldini, da cui uscì).

Giorgio Morelli aveva cercato di opporsi al momento di grande sbandamento che ci fu dopo la Liberazione (eravamo nel «triangolo rosso»). Da un lato, fu un dramma, con tante vittime, ma fu anche il momento in cui i comunisti, in un certo senso «persero la partita». Pensiamo a Milano, ai fatti di piazzale Loreto che ci avevano fatto capire che cosa poteva esservi dietro ai comunisti (almeno a una parte di loro, dato che Togliatti in realtà era su tutta un’altra linea).

Subito dopo la guerra prevalevano alcuni personaggi, reduci della guerra di Spagna. Da noi Eros Ferrari, con cui Giorgio Morelli ebbe forti scontri, e altri tra Reggio e Parma di cui non ricordo i nomi... A Modena c’era Osvaldo «Davide» Poppi, fratello di don Poppi, originariamente fascista, poi passato al Pci clandestino. Era ufficiale della milizia a Quattro Castella, ma iscritto al Partito comunista, fu trovato dalla polizia fascista.

Fu arrestato, processato e condannato. Il fratello di Pippo Morelli riuscì a farlo fuggire di prigione. Durante la guerra era lui il commissario politico del movimento partigiano a Modena, dove c’era la Repubblica di Montefiorino.

Erano dei personaggi discutibili; un altro esempio che posso fare è legato al partigiano Pasquale Marconi che, pur sempre rimasto nelle Brigate Garibaldi, chiese la destituzione del commissario politico del parmense per alcuni delitti che erano successi.

Tutta questa situazione era chiarissima agli occhi di Giorgio Morelli, il Solitario, che, con le pubblicazioni sul suo settimanale, si mise in contrasto con i comunisti più estremisti. Ciò lo portò tragicamente alla morte.

Giorgio e Pippo: parliamo delle differenze e dei tratti comuni…

Giorgio e Pippo, al di là della forte differenza di età, erano diversi, anche se vi erano tratti comuni. Quello che ritrovavo del fratello in Pippo Morelli era la determinazione.

Entrambi quando avevano deciso una cosa la facevano. Non c’era scampo. Pippo e il Solitario su questo si equivalevano, anche se Pippo era molto più giovane.

(NOTA: Il 27 gennaio 1946 Giorgio Morelli venne ferito in un agguato ad opera di ignoti che, nottetempo, gli spararono sei colpi di pistola, mentre rientrava nella sua abitazione di Borzano (Reggio Emilia). Riuscì a scampare all’attentato, ma uno dei proiettili ferì un polmone. Come conseguenza dell’attentato Giorgio Morelli in poco tempo si ammalò di tubercolosi. Trasferito in un sanatorio di Arco (Tn), non riuscì a guarire dalla malattia e morì il 9 agosto 1947. Pur tra molte difficoltà, le indagini e il processo confermarono le responsabilità dei partigiani comunisti nell’attentato). 

C’erano delle differenze fra i due: anche per la diversa situazione vissuta, il Solitario aveva una visione molto ampia, corale, sapeva vedere davvero lontano, nella molteplicità degli aspetti. Pippo era molto dotato nell’approfondimento sui temi specifici e va ricordato che, nella sua attività di sindacalista, fu operativo sempre lontano da Reggio Emilia (Milano, Firenze, Roma).

Io sapevo delle sue attività sindacali, spesso indirettamente, anche se quando lui tornava a Reggio Emilia finivamo a cena insieme a casa sua, con la moglie Susy.

Proviamo a ricordare Pippo Morelli attraverso alcune immagini…

Ho conosciuto Pippo Morelli attraverso il movimento degli scout. Era autorevolissimo, come capo scout. Ricordo anche una sua grande forza, resistenza, fisicità, era una delle persone più forti e agili che io avessi mai incontrato. Un ricordo: eravamo andati a Ponte di Legno con la seggiovia, lui scese al ritorno lungo il canalone, seguendo la seggiovia, dentro il torrente.

Gli ultimi anni lo rendevano fisicamente irriconoscibile, tanta era la differenza. Negli ultimi anni, nella malattia, Pippo non amava farsi vedere, come può confermare la moglie. Io ho l’impressione che lui mi riconoscesse, ma non amasse farsi vedere nelle condizioni in cui la malattia lo aveva portato. Mi sentivo quasi tollerato da Pippo, e credo che il motivo fosse proprio questo.

Secondo me era consapevole dello stato in cui era e di come era prima, faticava molto a esprimersi, capivo che non gradiva. Se prima ci vedevamo spessissimo, era difficile che venisse a Reggio Emilia e non ci vedessimo, poi lo andavo a trovare, ma con discrezione. Anche con i figli lui si sentiva menomato, il rapporto era difficoltoso.

Tornando a prima dell’ictus, c’era anche un altro problema: qualcuno lo aveva accusato di aver tradito la memoria del fratello. Mentre il Solitario era stato un anticomunista deciso, lui era molto più possibilista, ed è comprensibile, i tempi erano diversi.

Forse questa accusa pesava su Pippo. Susy, la moglie, può essere più precisa, ma io ho avuto questa impressione. Lui è sempre stato molto religioso e credente, in linea con la tradizione della famiglia. Se c’è stata una certa distinzione con il fratello Giorgio è stata sull’atteggiamento politico di fondo nei riguardi del comunismo.

Secondo me in lui c’era anche un altro scrupolo: per motivi di carriera sindacale aveva «sradicato» la famiglia da Reggio Emilia (primo spostamento a Milano, poi a Roma). Pippo non era del tutto soddisfatto del rapporto con i figli e si sentiva responsabile per averli condizionati e sottoposti a questi sradicamenti.

Le idee politiche con la moglie erano un po’ diverse, ma sempre con punzecchiamenti bonari, ricordo ai tempi le battute su De Mita e l’amicizia della moglie Susy con Pierluigi Castagnetti. In questo senso Susy Morelli poteva sembrare più vicina alla linea politica un tempo tenuta dal Solitario.

Di cosa discutevate?

Discutevamo del Concilio, del suo frequentare i Cristiani per il socialismo, lui ha seguito molto i lavori conciliari, anche più di me.

Pippo era molto legato a don Lanfranco Lumetti, sacerdote di Reggio Emilia imparentato con la famiglia Ricci, che si trasferì a Roma e che aiutò Pippo e la sua famiglia, a sua volta in vista del trasferimento romano.

Ricci si staccò dalla Dc e parve avvicinarsi al Pci, mentre Morelli non entrò mai nel Pci e si avvicinò semmai alla Nuova sinistra, ma aveva un atteggiamento diverso sui comunisti rispetto al fratello, come già detto.

Pippo ebbe anche contatti con il cardinal Pignedoli, legato a Paolo VI.

Parlavamo anche della Cisl, anche se lui preferiva non entrare nei dettagli del suo lavoro. Morelli, ad esempio, non si intromise mai sulle questioni della Cisl di Reggio Emilia.

Quali erano le sue figure di riferimento?

Figure significative per Pippo furono Mario Romani, con cui fece la tesi di laurea, poi ebbe rapporti con Hélder Câmara, vescovo brasiliano.

Stando a Roma non era particolarmente soddisfatto della situazione vaticana, certamente. Pippo volava sempre alto e non era il tipo che scendesse ad apprezzamenti di corridoio, volgarucci. Aveva sempre un grande rispetto delle persone, della gente, riconosceva le ragioni delle persone e manteneva una sua certa riservatezza.

Parlai a lungo con lui della mia scelta come prete operaio (dal 1970 al 1975), una scelta che lo interessava e che sosteneva. Fu un momento anche di grande disorientamento del movimento operaio (penso agli scioperi «a singhiozzo»), le ultime grandi manifestazioni operaie furono proprio in quegli anni. Ricordo un pullman di operai al Colosseo, che scherzando lo volevano abbattere come «vecchiume». Tutto sembrava possibile.

A Milano qualcuno era perplesso che ci fossero preti nelle manifestazioni. Con lui parlavo della scelta del sacerdozio in fabbrica. A Reggio eravamo un gruppo notevole: io lavoravo in una azienda di motofalciatrici, c’era anche don Dossetti che era in un’altra azienda meccanica.

Tre parole: montagna, ecologia, malattia…

La montagna era l’hobby fondamentale di Morelli: Alpi e Appennini.

Uno degli ultimi temi da lui seguito con passione è stato quello della salvaguardia dell’ambiente, da vicepresidente del Parco del Gigante.

Mio fratello avvocato, che fu anche direttore di Confindustria, voleva realizzare in montagna una grande riserva di caccia (visto anche lo spopolamento) sul modello di alcune zone dell’allora Jugoslavia. Parlai con Pippo del progetto e lui fu decisamente contrario.

Punti di riferimenti di Pippo, come detto, furono Romani, Câmara, Pignedoli, don Lumetti.

Ricordo lo stupore di quando fu colpito dalla malattia: cercare oltremodo di stimolarlo era controproducente; preferiva stare in famiglia, non incontrare più di tanto gli «esterni». Lo ricordavo spesso nella preghiera, lo vedevo certo più spesso quando stava bene di quando stava male.

Concludiamo: possiamo ricordare vostre «letture» comuni?

Avevamo letto entrambi Umanesimo integrale di Maritain, e ne avevamo discusso.

Un testo che gli piacque molto fu l’enciclica di Paolo VI Populorum progressio.

Con Pippo parlavamo spesso di una mia «trovata»: del «Vangelo come volgarità» e di come l’universalità del Vangelo nasca con il fatto che esso si identifichi con i momenti «obbligati» della vita dell’uomo, i momenti «volgari»: fame, sete, malattia, morte, povertà, bisogno... Sì, ne avevamo discusso insieme…

Don Agostini con Francesco Lauria e Loris Cavalletti durante l'intervista svolta a Reggio Emilia il 14 luglio 2017.

mercoledì 14 luglio 2021

Il cammino di un sindacalista (recensione di Salvatore Vento, Conquiste del Lavoro 14 luglio 2021).

La mia esperienza sindacale nella Cisl genovese va dagli anni 1974/75 al 1989. Per me, che ero un giovane militante della “nuova sinistra”, l’adesione alla Cisl è avvenuta proprio perché al vertice dell’organizzazione c’erano persone come Pierre Carniti, Pippo Morelli, Bruno Manghi, Sandro Antoniazzi e soprattutto la Fim Cisl.

Ci accomunava una visione del sindacato come “soggetto politico di trasformazione sociale”. E in quegli anni si raggiunsero in effetti conquiste sociali coerenti con questa impostazione: sul piano dei diritti del lavoro, lo Statuto dei lavoratori, l’inquadramento unico operai-impiegati, le 150

ore; sul piano sociale, la legge di parità uomini-donne, il superamento dei manicomi, la riforma sanitaria e l’istituzione del servizio sanitario nazionale. L’ampia ricerca di Francesco Lauria costituisce perciò un utile strumento per ripercorrere, attraverso la strada di Pippo Morelli, un periodo storico di fondamentale importanza.

Il libro si compone di tre parti: l’esperienza umana e sindacale di Morelli; le testimonianze raccolte dall’autore nel corso degli anni; gli scritti e gli interventi.

La breve prefazione è di Bruno Manghi (ma ripetutamente citato nel libro), mentre la post fazione di Ivo Lizzola è un vero e proprio saggio. 

Alcune scelte controcorrente di Morelli, caratterizzano la sua coerenza. 

Nel grande ciclo di lotte e di entusiasmi collettivi del lungo ’68, Morelli è già un uomo di 37 anni, che riesce a capire e a immergersi con anima e corpo nel nuovo clima sociale. Secondo Carniti era un cattolico di sinistra intransigente, come il suo concittadino

Giuseppe Dossetti che, infatti, lasciò la politica, e, da sacerdote, si trasferì a Gerusalemme.

Nel 1974 si doveva scegliere il sostituto di un leader carismatico come Carniti a capo della Fim e i due candidati, erano Pippo Morelli e Franco Bentivogli. Ebbene, ricorda Tommaso Bruno, assistetti ad una scena che non ho mai più visto da nessuna parte: Morelli intervenne a favore di Bentivogli, perché a suo dire era il più bravo non solo come contrattualista, ma anche come dirigente, dal punto di vista politico e organizzativo.

Franco Bentivogli, a sua volta, intervenne dicendo che la FIM aveva bisogno della cultura e delle capacità elaborative di Morelli e che sarebbe stato felicissimo di lavorare ancora con lui fianco a fianco.

Una scena, conclude Tommaso Bruno, di grande valore etico, morale e umano che non posso dimenticare e che mi ha fatto capire ancora una volta la bellezza di essere in questa organizzazione. Poi, come noto, il Consiglio generale elesse Franco Bentivogli. 

Nel 1968 si pronunciò contro l’intesa dei sindacati confederali sulle pensioni sottoscritta con il governo Moro che suscitò una larga opposizione nelle fabbriche metalmeccaniche del triangolo industriale e la Cgil ritirò l’assenso, mantenuto invece da Cisl e Uil.

Morelli, per protesta, si dimise dalla segreteria della Cisl milanese e scrisse un articolo per rivendicare “il dovere di dissentire”.

Nel 1978 nel periodo del compromesso storico e della linea dell’Eur, basata sulla politica dell’austerità, all’assemblea nazionale dei consigli generali e dei delegati svoltasi all’Eur il documento conclusivo vedrà l’astensione di 103 sindacalisti della “sinistra sindacale” la cui posizione sarà illustrata da Morelli. 

Al convegno della sinistra sindacale a Firenze (aprile 1980) è proprio Morelli a svolgere la relazione introduttiva.

All’Assemblea organizzativa nazionale di Abano Terme (1987), ricordata anche da Franco Marini, Morelli, già direttore del Centro studi di Firenze, votò contro la decisione di fare marcia indietro rispetto al limite di due mandati in segreteria. Nei mesi di febbraio-marzo 1984, dopo dodici anni di vita, si consuma l’esperienza della Federazione Cgil Cisl Uil. 

Durante la grave crisi dei rapporti unitari sul tema della scala mobile Pippo, segretario generale della Cisl Emilia-Romagna (il primo senza la tessera della

Dc), pur sostenendo la posizione di Carniti, si sforzò sempre di ricostruire momenti unitari.

In quell’occasione ci sentimmo per telefono e condividemmo le stesse posizioni. Da una parte si riproponeva il problema dei rapporti col sistema dei partiti, dall’altra quello tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa e quindi del ruolo dei Consigli di fabbrica in cui molti dei loro leader seguivano ormai più le posizioni dei rispettivi partiti che non i problemi reali della fabbrica. 

Il protocollo d’intesa col governo del 14 febbraio non fu condiviso dalla maggioranza comunista della Cgil e dal movimento degli autoconvocati

dei delegati più politicizzati delle grandi fabbriche. La logica sindacale (piattaforma, confronto con le controparti, verifica dei risultati) stava cedendo il passo a logiche strettamente di schieramento politico. Secondo Paolo Feltrin che collaborò con lui al centro studi di Firenze tra il 1985 e il 1989, Pippo era granitico nelle sue convinzioni, ma di una mitezza sconcertante, ti ascoltava con attenzione, privo di qualsiasi supponenza, senza alcuna pretesa di farti cambiare idea. Per Gian Primo Cella un silenzioso e lucido interprete dell’innovazione sindacale nella rappresentanza e nella rappresentazione del lavoro.

Questo libro ci aiuterà a non dimenticare il suo contributo.

Franco Marini lo definisce un competitore ideale all’interno della Cisl. Dopo il sindacato continua la sua instancabile attività sociale e politica approfondendo i temi ecologici, un antesignano dell’ecologia integrale (ambiente e giustizia sociale) di cui oggi si parla. 

Nel 1992 si candida con il Movimento La Rete fondato da Leoluca Orlando, poi continua con Riformismo & Solidarietà promossa da Pierre Carniti e con la relativa rivista il Bianco & il Rosso. 

In un intervento a un seminario della Fim del 1993, poco prima dell'ictus, Morelli ricostruisce le vicende storiche e la necessità di innovare l’azione del sindacato. Il concetto di autonomia intesa non solo come liberazione dall’influenza dei partiti, ma anche come concetto positivo.

L’autonomia era stata teorizzata da Pastore e Romani, ma noi, sottolineava Morelli, volevamo far uscire trentadue deputati Cisl che stavano in Parlamento. Era chiaro l’obiettivo di costruire un sistema economico-sociale diverso da quello capitalista e che partisse dalle lotte e dalle conquiste sindacali. All’interno della Fim si era stabilita una logica di etica collettiva di condotta, una sorta di etica francescana, su cui si è riflettuto ancora troppo poco. Era un’etica democratica, discussa e partecipata e si discuteva sui comportamenti personali e collettivi.

Il rapporto tra i vecchi del sindacato e i giovani, aveva concluso Morelli, è anche quello di testimoniare come si concretizzano i valori proclamati, nella vita privata quotidiana e nell’impegno pubblico.

Conquiste del Lavoro / via Po / 14 luglio 2021 

sabato 3 luglio 2021

La registrazione dell'incontro di Uniperugia: "Ri-pensare la formazione. Sulla strada di Pippo Morelli" (24 giugno 2021)

Dialoghi della cattedra di Sociologia della complessità dell'Università di Perugia. 

Un dibattito a più voci su una figura storica del sindacato italiano e dell'apprendimento permanente. Una riflessione che parte dalla presa d'atto del superamento dell'idea che la rivoluzione digitale possa tout court attivare percorsi democrazia diretta superando ed eliminando la funzione e il ruolo dei corpi intermedi. 

Il sindacato comunità educante, una grande avventura collettiva tra "pellegrinaggio e trekking", la formazione come emancipazione e orientamento strategico.

Interventi di:

Piero Dominici, docente di sociologia della complessità dell'Università di Perugia;

Pierpaolo Baretta, già segretario generale aggiunto Cisl, Viceministro dell'Economia, Presidente Associazione Res;

Giorgio Benvenuto, già segretario generale Uil, Presidente della Fondazione Bruno Buozzi, Vice Presidente Fondazione Brodolini;

Giuditta Alessandrini, docente di pedagogia sociale presso l'Università Roma Tre

Francesco Lauria, ricercatore e formatore, autore del libro: "Sapere, Libertà, Mondo. La strada di Pippo Morelli"

Coordinamento:

Alessandro Mauriello, redattore di Tempi Moderni



giovedì 24 giugno 2021

Oggi alle 18. Ri-pensare la formazione. Sulla strada di Pippo Morelli.

    Università degli Studi di Perugia

Seminari di approfondimento (Webinar su Teams)
Giovedi 24 Giugno, ore 18


Con l’autore (Francesco Lauria), intervengono:
Giuditta Alessandrini (Professore ordinario di Pedagogia Sociale e del Lavoro - Università “ROMA TRE”)
Pier Paolo Baretta (Presidente Associazione ReS)
Giorgio Benvenuto (Presidente Fondazione Bruno Buozzi)
Modera
Alessandro Mauriello (redattore web Tempi Moderni)
"Ripensare la formazione.
Riflessioni a partire dal libro di Francesco Lauria. Sapere Libertà Mondo. La strada di Pippo Morelli" (Edizioni Lavoro)

Direzione scientifica: Prof. Piero Dominici
Coordinamento: Dott. Luigi Somma
Università degli Studi di Perugia
Dipartimento FISSUF
Edizioni Lavoro
Tempi Moderni

lunedì 21 giugno 2021

LA QUERCIA TAGLIATA e la RADICE e la CURA di una STRADA. MEMORIA DI PIPPO MORELLI (21 giugno 2013 - 21 giugno 2021) e della FORMAZIONE CHE LIBERA ed EDUCA INSIEME.

 

"Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme, con la mediazione del mondo."

Questa frase apre la citazione di Paolo Freire (La Pedagogia degli oppressi") nel capitolo dedicato alla formazione e alla ricerca in "Sapere, Libertà, Mondo. La strada di Pippo Morelli". 

Ieri, proprio mentre riflettevo su cosa scrivere per ricordare oggi Pippo Morelli, nell'anniversario della sua scomparsa e in preparazione dell'incontro "Ri-pensare la formazione" di giovedì 24, avevo negli occhi un'immagine ricorrente.

Una quercia.

No, non le Querce di Montesole, spesso evocate, una quercia del Mugello, di qua dell'Appennino.

La fotografia, potentissima, è quella riportata dal giornalista pistoiese Mauro Banchini di ritorno da Barbiana, dove era stato con la giovanissima nipote.

Manco dal Monte Giovi da un po' (spero di tornarci presto), ma ricordo bene come, le ultime volte, il mio sguardo si sia sempre posato sulla grande quercia sofferente sotto la quale un tempo faceva scuola, soprattutto d'estate, Don Lorenzo Milani insieme ai suoi ragazzi (e ragazze).

Ieri ho visto l'immagine dolorosissima, ma attesa, della grande quercia tagliata. Le radici erano state seccate da una dissennata costruzione in cemento fatta costruire dalla Curia di Firenze in occasione dell'importante visita di Papa Francesco di quattro anni fa.

Ci sono voluti, appunto, quattro anni, ma questo segno di "dominio" e superficialità (si temeva che il bagno semplice della canonica non fosse "all'altezza" del Papa per un suo eventuale utilizzo) di cui il pontefice non è assolutamente responsabile, ha sradicato, ucciso il bellissimo albero secolare di Barbiana, presente in tantissime foto del priore e della sua scuola.

Oggi, trovandomi proprio presso il Centro Studi di Fiesole, dove Pippo Morelli ha iniziato e dove, come direttore, ha concluso la sua esperienza di dirigente sindacale, non posso non accogliere questa immagine come un monito, importantissimo.

Scriveva, qualche anno fa Giorgio Tonini, recensendo il libro: "Quel filo teso tra Fiesole e Barbiana":

"L'azione sociale e politica non è solo arte e tecnica della conquista e della conservazione del potere, ma è anche e soprattutto emancipazione, autoemancipazione collettiva. E' in definitiva questo il filo teso che collega Fiesole e Barbiana. Perchè, fin dalle origini, il Centro Studi Cisl di Fiesole non è stato altro che il manifesto e il laboratorio insieme, nel quale si è annunciata e costruita una nuova classe dirigente, non più selezionata per nascita e per censo, ma espressione di un grande movimento di liberazione umana, che ha fatto del lavoro".

Ma per curare le radici nel corso degli anni e continuare a dispiegare le ali occorre ripensarsi, rinnovarsi continuamente.

 

Ricordava Morelli su Conquiste del Lavoro alla vigilia del convegno nazionale Cisl sulla formazione nel novembre del 1985, proprio da direttore del Centro Studi Cisl di Firenze:

"Siamo nel pieno di una fase storica di trasformazione che pone anche al sindacato, alla Cisl in particolare, profonde esigenze di cambiamento. La rivoluzione tecnologica, che è anche rivoluzione organizzativa, ha cambiato e sta cambiando il lavoro, la composizione della classe lavoratrice, la cultura ed i comportamenti dei lavoratori. Quando e come cambia il sindacato?"

Continuava Morelli:

"Non solo più formazione, quindi, ma anche mirata, rispondente cioè ai bisogni delle categorie e delle realtà territoriali e basata su capacità di analisi (cosa serve e per cosa), di programmazione (chi formare e per quale strategia), di progettazione (come educare, con quale metodo, strumenti e docenti) e di verifica (quali effetti a distanza sull'organizzazione).

Ci sono due domande, tra le tante che pone Morelli nel suo prezioso articolo che risuonano nel presente e nella ripresa della formazione dopo il buio della pandemia:

"in quanto momento educativo, come si possono "tirar fuori" le abilità inespresse, le conoscenze esistenti, le potenzialità inutilizzate per organizzarle sistematicamente ai fini di un uso migliore delle risorse, che, per noi, sono soprattutto le persone?"

E ancora:

"se l'esperienza sindacale è stata anche un fatto culturale (nei dibattiti come nelle lotte) come usare gli strumenti esistenti (le riviste, i centri di ricerca) e l'esperienza dei dirigenti perchè il sindacato - la Cisl - sia realmente una "comunità educante"?

Ha ricordato Giuliana Ledovi come: "ciò che ci ha sempre colpito, nel profilo di Morelli formatore e anche negli incontri diretti, personali, era il suo arrivare dritto dentro le persone, alla responsabilità che ognuno assume e agisce nei confronti di se stesso. Non formazione sindacale, ma formazione di sindacalisti. Sembra una formula. E, invece, è stata sostanza."

Scriveva, severamente, Guido Romagnoli, nel 1989, su Prospettiva Sindacale, alla vigilia del congresso confederale della Cisl:

"Oggi, nel sindacato, occuparsi di formazione, ricerca, di rapporti con settori marginali del mercato del lavoro, significa aver possibilità di carriera solo se ci si dimostra omologhi al gruppo dirigente (...) Il panorama che ne consegue è quello di un sindacato poco aperto all'ascolto delle domande dei rappresentati, se non quando questi minacciano di andarsene. Dove i sindacalisti devono dialogare in primo luogo tra di loro, perchè questa è la condizione della loro permanenza e la strada centrale della loro carriera nell'organizzazione (...)".

Sullo stesso numero della rivista della Cisl Pippo Morelli scriveva un articolo bellissimo, intitolato: "Una formazione per il cambiamento".

Un estratto: "Occorre allora fondare una nuova strategia su una "cultura della trasformazione" che non sia intesa come un prodotto prefabbricato da un gruppo di intellettuali, bensì come capacità di tutta l'organizzazione di conoscere, analizzare, comprendere e controllare i mutamenti in atto e di prospettiva, sia nelle fabbriche come nei servizi, nei pubblici uffici come nei territori, nelle strutture istituzionali come nelle organizzazioni sociali. I problemi che deve affrontare oggi il sindacato richiedono una gamma ben più ampia di capacità e di strumenti di conoscenza, di proposta, di rapporti o confronti, di organizzazione".

Non ancora sessantenne Morelli continuava:

"L'attuale fase di mutamento chiede idee nuove ed energie giovani. Ad un'età come quella della nostra generazione, c'è ancora capacità di elaborare, criticare, ricercare, ma siamo molto condizionati da un'esperienza che rende difficile non tanto capire il nuovo, quanto guidarlo e governarlo. Possiamo e dobbiamo, invece, "dar voce e speranza" (...). "Dare speranza a tanti giovani che hanno tutt'oggi desideri e motivazioni di impegno volontario, a tante lavoratrici che oggi si presentano con più forza e più preparazione per un lavoro anche sociale, a tanti nuovi soggetti che guardano al sindacato. La speranza di chi - in tempi migliori di questi - sapeva che per lanciare e sostenere le lotte operaie e sociali occorrevano idee-forza e sostanziali motivazioni etiche".

Nel capitolo sul futuro di Sapere, Libertà, Mondo ho riportato questa riflessione di Giovanni Teneggi, animatore di un progetto nazionale di cooperative di comunità, concittadino di Morelli, anzi uomo di quelle montagne dell'Appennino reggiano per le quali, insieme al Brasile, ha dedicato tutte le sue ultime forze:

"La sovversione non guarda al passato, ne riprende semplicemente i linguaggi e il filo. Tutti i cooperatori comunitari guardano a ciò che da lì deve venire. Non cercano rifugi e permanenze, ci cercano nuovamente partenze e sconfinamenti.

Non lo fanno fa prigionieri, ma da esploratori. Non fronteggiando il futuro, ma volendolo proprio, con tutto ciò che contiene. Le montagne e i paesi li conoscono per ciò che erano e sono tanto grati ai loro proprietari da esserne autorizzati a vestirli di nuovo e scardinarne i confini. Occorre prima esserne abitanti, poi occorre accettare di esserne i contrabbandieri, per ciò che vi si porta dentro e ciò che si porta fuori per la loro sopravvivenza, senza le dogane e i bolli che pretende il Mondo di sopra.

Montagne e luoghi. Abitanti che condividono e contrabbandieri che portano dentro e fuori merci e persone. Se non siamo del tutto l'uno e l'altro, c'è poco da discuterne e da fare".

Alla fine i "contrabbandieri buoni", come Pippo Morelli e come Giovanni Teneggi sono: "persone ponte".

Mi ha confidato Alessandro Alberani: "Morelli era capace di disvelarti nuove scoperte, nuovi orizzonti. (...) Se lo ascoltavi, anche passando con lui un'ora scarsa, c'era qualcosa che si muoveva dentro di te.".

Come ha testimoniato Carmine Marmo: "Pippo aveva una visione del sindacato e una visione del futuro. Sapeva che occorreva rinnovarsi continuamente senza rinunciare all'identità di partenza (...) Sapeva scorgere la "ghianda" per usare un concetto caro a Hillman, e ci puntava sopra. Accendeva mille fuochi, poi lasciava qualcun altro di fidato a custodirli. Era un vulcano di progettualità, pur con la sua aria molto pacifica e con i suoi dolcissimi occhi miopi, circondati da grandi occhiali"

Ha ricordato sempre Marmo come Morelli, al Centro Studi, e in tante altre occasioni formative, avesse introiettato e condiviso questa idea-forza di Don Lorenzo Milani, ben espressa ne "L'obbedienza non è più una virtù":

“Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto.

Sentirsi responsabili "del tutto".

Ma percepire anche la gioia del cammino e... "ascoltare" il richiamo della strada.

Credo, come ho scritto nel libro, che lo scout Pippo Morelli avrebbe apprezzato questa canzone, riportata anche in un bel testo di Paolo Giuntella.

"L'appel de la route, il richiamo della strada".

"Se il tuo cuore qualche volta è catturato da grandi sogni,

se tu cerchi le forti virtù che ci sollevano,

ben lontano dai sentieri battuti

segui la strada senza tregua.

Ohè ragazzo, ragazzo,

tu che cerchi, tu che dubiti,

presta l'orecchio alla mia canzone:

ascolta il richiamo della strada.

Tu che conoscesti i molti segreti di questa strada, i calvari drizzati al cielo, sotto la grande volta,

tu sarai per l'amore di Dio

ogni giorno in ascolto.

Quando la notte avrà diffuso il silenzio nel bosco,

tu ti addormenterai senza paura, pieno di speranza,

e la voce del Signore dentro di te

sarà la tua ricompensa".

E' proprio il silenzio del bosco, così come il silenzio di Barbiana a curare le ferite delle querce abbattute per il desiderio di dominio e la paura della speranza.

E' proprio questa la strada, il filo, il sentiero che da Fiesole ci fa salire ancora a Barbiana, incontrando don Lorenzo e camminando insieme a Pippo.

E' questa, tra Sapere, Libertà, Mondo, la stupenda, irripetibile, ma ispirante: "Strada di Pippo Morelli".

La ferita, quella quercia perduta non si cancella.

Però, se riprendiamo il cammino, è parte del sentiero. E della Cura.

Obrigado Pippo!

Francesco Lauria

http://www.lastradadipippomorelli.blogspot.com

Sapere, Libertà, Mondo. La strada di Pippo Morelli, Edizioni Lavoro, 2020.

sabato 19 giugno 2021

Ri-pensare la formazione. Riflessioni a partire dal libro: "Sapere, Libertà, Mondo. La strada di Pippo Morelli" 24 giugno ore 18 - Università di Perugia (online)

Link per partecipare all'iniziativa: 


Università degli Studi di Perugia Dipartimento FISSUF
Edizioni Lavoro - Tempi Moderni

Parteciperanno: Piero Dominici, Giuditta Alessandrini, Giorgio Benvenuto, PierPaolo Baretta, Piero Dominici, Francesco Lauria.
Modera Alessandro Mauriello 


domenica 16 maggio 2021

Bruno Trentin e l'eclisse della sinistra. Dai diari (1995-2006), una riflessione a più voci.

Registrazione dell'incontro di presentazione online, promosso dalla Fondazione Bruno Buozzi e dalla rivista Tempi Moderni il 27 gennaio 2021 sul libro: "Bruno Trentin e l'eclissi della sinistra - Dai Diari 1995-2006 (a cura di Andrea Ranieri e Ilaria Romeo, Ed. Castelvecchi, 2020 - leggi la recensione del libro)

Il dibattito, imperniato sul tema del sindacato come soggetto politico nella concezione di Trentin, è stato moderato da Alessandro Mauriello e ha visto gli interventi di:

Ilaria Romeo (curatrice del libro, responsabile archivio nazionale Cgil)

Leonello Tronti (Università Roma Tre)

Francesco Lauria (Centro Studi Cisl)

Giorgio Benvenuto (Fondazione Bruno Buozzi)

Andrea Ranieri (curatore del libro, direttore rivista Luoghi Comuni).



PIPPO MORELLI, INTERPRETE DEL FUTURO DEL LAVORO. GUARDA LA REGISTRAZIONE DEGLI INTERVENTI SU YOUTUBE

  Sul canale YouTube del Centro Studi Ricerca e Formazione Cisl è disponibile la registrazione dell'incontro di presentazione del libro...