venerdì 12 marzo 2021

Sapere, Libertà, Mondo. La strada di Pippo Morelli (conversazione con Francesco Niccolai) Centro Studi Donati

Tratto da: “Sapere, Libertà, Mondo. La strada di Pippo Morelli” - Dibattito Democratico - Centro Studi Donati 



Conversazione con Francesco Lauria

Conversazione a margine del libro di un autore pistoiese d’adozione: Francesco Lauria. Lo incontriamo alla vigilia dell’uscita nelle librerie del volume: “Sapere, Libertà, Mondo. La strada di Pippo Morelli”, pubblicato Edizioni Lavoro.

Come nasce questo libro incentrato su Pippo Morelli, una figura quasi dimenticata del sindacalismo italiano?

Mi sono imbattuto in Pippo Morelli, piuttosto casualmente, mentre studiavo la storia dell’Flm (la potente federazione unitaria dei lavoratori metalmeccanici che ebbe il suo apice negli anni Settanta) e la bellissima vicenda delle lotte che portarono, nel 1973, alle 150 ore per il diritto allo studio. Fu una grande conquista contrattuale che andava ben oltre il salario e che permise a oltre un milione e mezzo di lavoratori e lavoratrici italiani di conseguire un titolo di studio da adulti e, soprattutto, di sperimentare una didattica inclusiva e non gerarchica, approfondendo anche le questioni legate all’organizzazione del lavoro e alla salute e sicurezza in fabbrica.

Gli scritti di Morelli, che fu segretario nazionale dell’Flm e ideatore, con Bruno Trentin, delle 150 ore, mi affascinavano e cominciai quindi a chiedermi dove fosse finito, come mai sembrava non vi fosse più traccia di lui. Persino più che in Vittorio Foa, che mi aveva affascinato fin dagli anni dell’università, intuivo in Morelli, qualcosa di speciale, unico: un intreccio di radicalità e di visione, di intraprendenza organizzativa e di capacità di anticipare il futuro, di fede e di libertà, che mi stupivano, mi accarezzavano e mi spronavano ogni volta che lo leggevo. Certo, c’era anche la sua inquietudine ostinata in cui tanto mi riconoscevo e la sua capacità di non accontentarsi mai, di non essere troppo incline al compromesso, soprattutto sui valori etici. Di “accendere fuochi” senza sosta.

Come trovasti la risposta alla sua scomparsa pubblica?

All’epoca ero molto giovane e facevo il ricercatore al Cesos, Centro di Studi Sociali e Sindacali, un istituto di ricerca autonomo, ma promosso dalla Cisl, lo stesso sindacato di provenienza di Pippo Morelli.

Mi occupavo soprattutto di integrazione sociale e lavorativa degli immigrati e avevo come responsabile un altro grande sindacalista ex metalmeccanico, Domenico Paparella, che con Morelli aveva collaborato molto, in particolare nel supporto alla contrattazione aziendale. Fu lui a raccontarmi che Pippo Morelli era stato colpito da un grave ictus all’inizio di marzo del 1993 di ritorno da un viaggio di cooperazione sindacale nelle periferie brasiliane e che da allora aveva sostanzialmente perso la parola e dovuto azzerare i propri impegni sociali e sindacali.

Fu così, gradualmente, che decisi di impegnarmi a “restituire” la parola a questo grande “protagonista inavvertito” del Novecento e iniziai la mia ricerca, interrotta più volte, sulle sue tracce, sulla sua strada.

Un cammino sindacale che comincia e termina sulle colline di Fiesole, dove, dal 1953, sorge il Centro Studi Nazionale della Cisl…

Morelli che proveniva da Reggio Emilia, si era laureato presso l’Università Cattolica di Milano con Mario Romani, lo studioso di riferimento della confederazione guidata, allora, da Giulio Pastore.

Rifiutò le proposte di carriera accademica e fu chiamato a frequentare, proprio a Fiesole, un corso “esperti” unico del suo genere cui erano stati coinvolti, con una borsa di studio, giovani laureati che avrebbero dovuto supportare sul campo una delle grandi intuizioni della confederazione cislina, la contrattazione aziendale.

Allora, eravamo nel 1956-1957, di fatto in Italia la contrattazione a livello d’impresa non esisteva. Attraverso la formazione si cercava di fornire ai sindacalisti gli strumenti per trasformare la realtà e i rapporti di forza con le aziende. Morelli fu tra i protagonisti di quella fase e dopo un periodo in cui fece l’assistente presso il Centro Studi Cisl di Firenze si trasferì a Milano, dove iniziò il suo importante sodalizio con Pierre Carniti e con la Fim Cisl.  Trent’anni dopo, al Centro Studi di Firenze, fino alle fine del 1989, Morelli terminò il suo impegno attivo nel sindacato, come direttore. Vi passò anche di ritorno dal Brasile in quel marzo 1993 proprio il giorno prima dell’insorgere della sua terribile malattia.

Raccontiamo altri passaggi importanti della vita sindacale e sociale di Morelli all’interno delle grandi vicende del nostro Paese…

Il trasferimento a Milano coincise con l’incontro con un sindacato in subbuglio, con grandi energie giovanili e che cominciava a sperimentare l’unità di azione tra cattolici, socialisti, comunisti. Meglio: tra lavoratori e tra lavoratrici, innanzitutto.

La Fim di Carniti, che a Milano aveva anche la propria sede nazionale, fu un eccezionale laboratorio di innovazione, laicità, autonomia, mobilitazione. Nuova cultura. Presto, siamo nella prima metà degli anni Sessanta, il sindacato, pur ancora in assenza dello Statuto dei Lavoratori, cominciò a diffondersi a macchia d’olio nelle fabbriche, a conquistare dignità e diritti, rappresentanza e democrazia.

Non per legge, ma grazie al proprio essere associazione, sempre più aperta, sempre più inclusiva. Fu in questo contesto che, nella Fim e nella Cisl di Milano, si sviluppò la prima stagione di Morelli sindacalista e fu in questo contesto che Morelli valorizzò una sua grande passione che proveniva anche dalla sua matrice scout: quella per la formazione degli adulti.

Incontrò gli allievi di Don Lorenzo Milani che in quegli anni animavano i sindacati tessili e metalmeccanici in Lombardia e fu decisivo per la diffusione, nel sindacato, di un testo fondamentale come “Lettera a una professoressa”. Fu così che Morelli, insieme a Luigino Bruni e Luciano Pero, si rese protagonista, a partire dalla formazione, dell’incontro tra giovani operai e studenti, a cavallo delle grandi mobilitazioni del 1968 e del 1969.

Il sindacato italiano scopriva l’autonomia e il percorso verso l’unità, ma iniziavano anche il periodo delle stragi e del terrorismo…

Il 1969 fu un anno entusiasmante e, allo stesso tempo molto difficile. Il contratto nazionale dei metalmeccanici che rimarrà nella storia fu firmato, ad esempio, solo pochi giorni dopo la tremenda strage di Stato di Piazza Fontana.

Pippo Morelli tra Giorgio Benvenuto e Bruno Trentin, allora leader della Uil e della Fiom in una foto dei primi anni Settanta del Novecento

Morelli e Carniti erano ormai leader indiscussi della Fim Cisl a livello nazionale e accompagnarono, insieme alle confederazioni, la conquista, nel 1970, dello Statuto dei Lavoratori. I successivi contratti, quelli del 1973 e del 1976, furono importantissimi: arrivarono le 150 ore per il diritto allo studio (e la rivendicazione di poter impegnare la risorsa tempo non solo per un titolo, ma per la propria cultura personale, anche, se necessario, per “imparare a suonare il clavicembalo”) e l’inquadramento unico che superava le discriminazioni tra operai e impiegati. Dopo le prime crisi aziendali seguite alla crisi petrolifera del 1973-1974, furono ottenuti anche i diritti di informazione e consultazione dei lavoratori.

Il 1974 fu poi l’anno della difesa referendaria della legge sul divorzio dove Morelli si impegnò molto, con comizi in tantissimi consigli di fabbrica. Era profondamente cattolico, ma credeva fermamente che morale e unità della famiglia si dovessero testimoniare non imporre con provvedimenti che avrebbero, nei fatti, limitato la costruzione di una democrazia compiuta nel nostro Paese. 

Nel libro si racconta il ritorno di Morelli alla sua (e tua) terra: l’Emilia

La copertina del libro di Francesco Lauria

All’inizio del 1977 Pippo Morelli torna in Emilia, ed entra nella segreteria della Cisl Emilia-Romagna di cui diverrà segretario generale nel 1982. È curioso rileggere i giornali in occasione della sua elezione, il commento più sobrio fu: “Con Morelli il ’68 va alla guida della Cisl”. Nella sua terra Morelli rilanciò l’idea di un sindacato soggetto politico, autonomo da tutti i partiti che, pur non avendo la forza quantitativa della Cgil emiliana, con la ricerca e l’innovazione delle idee diventava vero protagonista.

Tra i tanti che iniziarono a occuparsi di ricerca economica e sociale applicata nell’Ufficio studi promosso da Morelli, vi fu anche il ferrarese Patrizio Bianchi, recentemente nominato Ministro dell’Istruzione. Furono chiaramente anche anni difficili: dal terrorismo da fronteggiare, agli scontri sulla scala mobile, dopo il Decreto di San Valentino del governo Craxi. Scontri che portarono alla fine tormentata della Federazione Cgil Cisl Uil e furono un duro colpo per il sindacalista reggiano, strenuo alfiere dell’unità sindacale.

Gli anni Ottanta sono anche quelli della “scoperta” del Brasile e del ritorno al Centro Studi…

Alla fine degli anni Settanta a Bologna Morelli diviene fraterno amico di un prete operaio di grande carisma: Beppe Stoppiglia, futuro fondatore dell’associazione Macondo. Insieme riflettono sullo “scivolamento dell’Occidente” e si impegnano per la riconquista della democrazia in Brasile, collaborando con il giovane e futuro presidente Lula e con il vescovo dei poveri, recentemente scomparso, Pedro Casaldaliga.

Morelli e Stoppiglia, uomini delle 150 ore, incontreranno in Brasile anche Paulo Freire, il grande fautore della pedagogia degli oppressi e dell’educazione come processo di coscientizzazione e di riscatto dei ceti popolari ed emarginati. Freire, nel 1989, si recherà al Centro Studi di Firenze e terrà un’importante lezione proprio di fronte a Morelli.

Sono anche gli anni dell’impegno ecologista: della riflessione non solo sul “come produrre”, ma sul “cosa produrre”, argomento ritornato di grande attualità nei frantumi sociali della pandemia. Furono anni di azioni di grandissima attualità che videro Morelli collaborare, a inizio anni ’90, con una figura davvero significativa e profetica dell’ambientalismo sociale come Alexander Langer.

Un ultimo passaggio prima di quel terribile marzo 1993…

L’ultimo impegno di Morelli, uscito dal sindacato, fu quello di Vicepresidente del Parco del Gigante, nell’appennino reggiano. Un impegno di memoria, formazione, salvaguardia ecologica con il rilancio dei “sentieri partigiani” e una ripresa di contatto con le proprie origini, anche familiari.

Suo fratello maggiore, Giorgio, partigiano “bianco”, detto “Il Solitario” fu, infatti, il primo liberatore di Reggio Emilia dai nazifascisti, ma morì a guerra ampiamente finita a causa delle conseguenze di un attentato commesso da partigiani comunisti. Una vicenda dolorosa, vissuta con grande amore e dignità, che non impedì a Pippo Morelli di essere cerniera tra mondo cattolico e sinistra, anche comunista, non solo nel sindacato. Come racconto nel libro, Morelli ebbe la non facile capacità di distinguere le responsabilità individuali e anche di contesto dalle idee politiche e sociali. Anche in questo la sua figura è un grande insegnamento per tutti, ma in particolare per i giovani.

Una testimonianza di spessore infinito anche di fronte all’uso distorto della storia e della memoria in un momento storico in cui ci sembra tutti di svanire in un eterno e, allo stesso tempo, debole ed evanescente presente. 

A cura di Francesco Niccolai

Francesco Lauria, Sapere, Libertà, Mondo. La strada di Pippo Morelli, Pagg. 502, Euro 28,00, Edizioni Lavoro, Roma, 2020.

domenica 7 marzo 2021

Storia e Lavoro: Sapere, libertà mondo sul sito web della Sislav

 https://www.storialavoro.it/notizie/notizia/news/sapere-liberta-mondo-la-strada-di-pippo-morelli/?tx_news_pi1%5Bcontroller%5D=News&tx_news_pi1%5Baction%5D=detail&cHash=a88bf210defb7d30b7ca069f83b1d944

"Sapere, libertà, mondo. La strada di Pippo Morelli"

  Letture

Segnaliamo l'uscita del volume di Francesco Lauria per le Edizioni Lavoro.

È uscito Sapere Libertà Mondo: la strada di Pippo Morelli, un libro che ricostruisce la storia del sindacato, e in particolare della Cisl, attraverso il racconto e il profilo dei suoi protagonisti. Francesco Lauria racconta "una storia importante ma troppo poco conosciuta, quella di Pippo Morelli (Reggio Emilia 1931-2013), grande sindacalista della Cisl e direttore del Centro Studi di Firenze dal 1985 al 1989. Morelli è stato formatore ed esperto di contrattazione al Centro studi Cisl di Firenze negli anni Cinquanta; è stato protagonista, con Pierre Carniti, della «primavera sindacale» a Milano negli anni Sessanta ed è stato leader nazionale della Fim e della Flm unitaria negli anni Settanta, quelli dei metalmeccanici che «davano l’assalto al cielo».
Ma non solo. Con i contributi di Eleuterio Agostini, Loris Cavalletti, Gian Primo Cella, Paolo Feltrin, Ivo Lizzola, Bruno Manghi, Franco Marini, Giuseppe Stoppiglia, il libro racconta di quando, insieme a Bruno Trentin, Morelli fu ideatore e realizzatore della grande conquista contrattuale delle 150 ore per il diritto allo studio oltre che tessitore laico del dialogo tra mondo cattolico e sinistra italiana. Segretario della Cisl Emilia Romagna e direttore del Centro studi Cisl di Firenze nel decennio successivo, fu promotore dell’incontro con la Cut brasiliana, guidata da Luiz Inácio Lula, e del sostegno di massa da parte dei lavoratori italiani al paese latinoamericano nella difficile riconquista della democrazia.
Mentre rifletteva sulla necessaria «conversione ecologica» del sindacato, nel 1993 un ictus ne interruppe l’impegno pubblico e sociale, proprio al ritorno da un viaggio di cooperazione. Attraverso la vita esemplare di Morelli e grazie a molteplici documenti e testimonianze, Lauria ricostruisce attentamente almeno quattro decenni di avvenimenti sociali, sindacali e politici del nostro paese.



giovedì 25 febbraio 2021

Sapere, Libertà, Mondo. Presentazione il 1 marzo alle ore 17.30

Nuovo appuntamento online per la presentazione del libro di: «Sapere, libertà, mondo. La strada di Pippo Morelli» (Edizioni Lavoro, 2020). 

L’incontro è previsto per il prossimo lunedì 1 marzo alle ore 17.30. La presentazione è organizzata dalla Fondazione Ezio Tarantelli e dalla Fondazione Bruno Buozzi.

Ai lavori, che potranno essere seguiti anche attraverso la piattaforma Zoom (link sulla locandina in allegato), parteciperanno, oltre all’autore Francesco Lauria: Tiziano Treu, Presidente del Cnel, Giorgio Benvenuto, Presidente della Fondazione Bruno Buozzi, Giuseppe Gallo, Presidente della Fondazione Ezio Tarantelli, Gian Primo Cella, sociologo economico, Adriana Coppola, ricercatrice dell’Archivio Mario Romani, Andrea Ranieri, direttore della rivista Luoghi Comuni.

Modererà il dibattito la giornalista Ester Crea.

Per maggiori informazioni e per acquistare il libro: [ https://bit.ly/3qGLJti ]https://bit.ly/3qGLJti 

Il link per partecipare alla presentazione: https://zoom.us/j/97795771860?pwd=V3pQdGpZUGdBMFUySHB4Z1hNMWxEUT09

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lunedì 15 febbraio 2021

Sapere, libertà, mondo: presentazione a Torino (e online) il 22 febbraio (ore 14.30)

 Si svolgerà il prossimo 22 febbraio in modalità mista (in presenza e online) a Torino la presentazione del libro di Francesco Lauria: “Sapere, liberà, mondo. La strada di Pippo Morelli” (Edizioni Lavoro, 2020).

La presentazione, organizzata dalla Fondazione Vera Nocentini e dalla Fim Cisl di Torino e del Canavese è occasione di ripercorrere, attraverso la figura di Pippo Morelli, grande sindacalista della Cisl e della Fim, già direttore del Centro Studi Cisl di Firenze, tra i pionieri della contrattazione aziendale e ideatore, insieme a Bruno Manghi e Bruno Trentin, delle 150 ore per il diritto allo studio, oltre quattro decenni di storia sindacale e del Paese.
Ai lavori, che potranno essere seguiti anche attraverso la piattaforma webex (link sulla locandina in allegato), parteciperanno: Gianfranco Zabaldano, Presidente della Fondazione Nocentini, Bruno Manghi, sociologo, Fabrizio Loreto, storico dell’Università di Torino, Davide Provenzano, segretario generale della Fim Cisl di Torino, Emanuela Di Vietro, delegata del gruppo Innoway. Interverrà al dibattito anche il segretario generale della Fim Cisl Roberto Benaglia.

Per maggiori informazioni e per acquistare il libro: Sapere Libertà Mondo – Edizioni Lavoro
Per conoscere meglio la figura di Pippo Morelli: La Strada di Pippo Morelli

venerdì 12 febbraio 2021

Il neoministro Patrizio Bianchi, Pippo Morelli e la Cisl in Emilia Romagna: costruire futuro a partire dal presente.

Gli emiliano romagnoli conoscono bene il neo Ministro dell'Istruzione del (variegato) Governo Draghi: Patrizio Bianchi.

Ferrarese, classe 1952, Bianchi si è laureato a Bologna e perfezionato alla London School of Economics, importante è stata la sua esperienza decennale come Assessore Regionale. I suoi studi si sono concentrati nell'intreccio tra sviluppo umano, educazione e politiche industriali, anche rispetto ai big data e all'intelligenza artificiale.

 Patrizio Bianchi

Meno noto è quando lo stesso Bianchi, a cavallo tra anni settanta e ottanta, abbia collaborato intensamente con la Cisl in Emilia Romagna ed in particolare con il suo ufficio studi: l'Isfel.

E' facile comprendere che il trentenne futuro Ministro dell'Istruzione ebbe un grande vantaggio: incontrò, come segretario della Cisl emiliano-romagnola, Pippo Morelli, (ritratto in una foto del periodo) divenuto segretario generale proprio nel 1982.

Grazie alla collaborazione di Loris Cavalletti ho raccolto nel libro:
"Sapere, Libertà, Mondo. La Strada di Pippo Morelli" una testimonianza del neo ministro che è riportata nel volume.

Patrizio Bianchi, insieme all'economista del lavoro Gilberto Serravalli e al giovane concittadino Andrea Gandini, fu una delle architravi nel rilancio dell'ufficio studi di una Cisl che lo stesso Morelli definiva come "periferica", ma che grazie all'orientamento strategico così fortemente rafforzato dal suo segretario generale si trovò ad essere un punto di riferimento per un mondo molto più ampio del suo tradizionale raggio d'azione. 

Ha testimoniato Bianchi in "Sapere, libertà, mondo": "un tratto caratterizzante di quegli anni fu il rafforzamento della Cisl Emilia Romagna a livello nazionale, rafforzando, internamente, il ruolo e la funzione dell'ufficio studi".

Insieme a Morelli e a Gilberto Serravalli, il ricercatore ferrarese contribuì, ad esempio, ad organizzare all'inizio dell'estate del 1983, un importante convegno regionale promosso dalla Cisl e dall'Isfel sul tema: "Emilia-Romagna: fra crisi del modello e alternative possibili".

Si intrecciavano temi decisivi per l'economia regionale e per l'azione del sindacato.

Racconta ancora il neo ministro in Sapere Libertà Mondo: "Per la Cisl nell'Emilia Romagna di quegli anni era davvero importante, non potendo contare sulla forza organizzativa della Cgil, strutturare un ufficio studi e ricerche che non si limitasse a preparare i discorsi della segreteria, ma che animasse il dibattito sindacale, politico e culturale regionale, in un'ottica di innovazione e di comprensione dei cambiamenti del mondo produttivo e del mercato del lavoro."

Molto interessante, nel racconto di Bianchi, è anche la riflessione sul rapporto con la Cgil ed il Pci:

"La Cisl Emilia-Romagna non poteva che giocare d'attacco come anticipatrice di idee avendo di fronte il Pci e la Cgil emiliani, che, come detto, avevano caratteristiche diverse, peculiari risetto a quelle del livello nazionale, anche per lo storico ruolo di governo della sinistra nella Regione". 

In quegli anni molto si discusse, con grande capacità anticipatoria, di una cultura industriale sostenibile in cui le imprese più grandi si integrassero con il sistema delle piccole aziende emiliane in un'ottica di rapporto tra impresa e territorio coerentemente con un concetto avanzatissimo di "autogestione". Uno degli strumenti individuati fu quello dei consorzi di aziende cooperative.

Un patrimonio che, sottolineava Morelli, condividendo questo approccio con Bianchi e Serravalli, e con tutta la Cisl Emilia Romagna non si doveva lasciare a "una elité di tecnici, con una netta separazione tra informazioni e mansioni, ma avrebbe dovuto produrre un coinvolgimento progressivo di tutti i lavoratori".

Una visione ed un'azione ambiziosa quindi in cui la Cisl si dimostrava palestra per giovani talenti che si sarebbero poi affermati, proprio come Bianchi, a livello nazionale ed internazionale.

Una Cisl che, fedele al suo Dna, non solo pensava (e pensa) il futuro, ma lo costruisce nel presente.  

Francesco Lauria

domenica 7 febbraio 2021

Una conversazione a partire dalla figura di Pippo Morelli. Di quale leadership abbiamo bisogno nelle forze sociali oggi?

Con: Claudio Arlati - Responsabile Formazione Cisl Emilia Romagna

Loris Cavalletti - Segretario Generale Fnp Cisl Emilia Romagna

Francesco Lauria - Autore di: "Sapere, libertà, mondo. La strada di Pippo Morelli".


 

domenica 31 gennaio 2021

Il valore identitario del pluralismo nella Cisl: sulla testimonianza di Franco Marini nel libro su Pippo Morelli (e non solo...)

Ieri mattina sono letteralmente saltato sulla sedia.

Enrico Giacinto, profondo conoscitore di storia sindacale, già direttore di Edizioni Lavoro e per molti anni responsabile della Biblioteca confederale della Cisl, mi ha giocato, sono sicuro a fin di bene, un brutto scherzo.

Uno spunto, a mio parere molto arbitrario, dalla testimonianza di Franco Marini contenuta nel libro: "Sapere, Libertà, Mondo. La strada di Pippo Morelli", ha trasformato la bella e complessa testimonianza di Franco (a proposito, buona convalescenza!) in una polemica al servizio del disconoscimento del valore e del ruolo di quella che, pur con alcune approssimazioni, viene tutt'ora definita la: "sinistra carnitiana" (clicca qui per leggere l'articolo di Enrico Giacinto...)

Per farlo è stata utilizzata anche una abbastanza famosa (non compresa nel libro) lettera di Donat-Cattin a Zaccagnini (segretario Dc) sulla presunta "emarginazione dei quadri e dirigenti democristiani" nella Cisl.

Come qualcuno dei miei (pochi :-)) lettori sa, per circa dieci anni ho lavorato alacremente ad un biografia di un grande sindacalista dalla Cisl e, direi, del sindacato confederale italiano: Giuseppe "Pippo" Morelli.

Non sono uno storico di professione, nè mi atteggio a tale, ma questo libro nasce dopo molte altre ricerche: dalla monografia sulle 150 ore per il diritto allo studio, al testo sul rapporto tra Don Lorenzo Milani e il mondo del lavoro, alla curatela di uno specifico studio sulla figura di Giulio Pastore in rapporto al tema della formazione sindacale e dell'impegno per il Mezzogiorno e le aree periferiche.

Il libro su Morelli è frutto di un amplissimo lavoro di studio attraverso molteplici archivi (a partire dal suo, imponente e conservato presso Istoreco a Reggio Emilia), dell'analisi di numerose fonti, della lettura attenta di oltre trecento dei suoi saggi, articoli e libri e della realizzazione di oltre quaranta (quaranta) interviste in profondità ad altrettanti testimoni diretti.

Scrivo questo per fare presente che dieci anni sono tanti e permettono di riflettere, correggere, meditare, dialogare, pensare. Senza presunzione di arrivare a verità definitive o a non commettere errori, per carità.

Non mi sono mai piaciuti i libri a "tesi".

Uno storico del sindacato, leggendo le bozze del libro, mi ha rimproverato, al contrario, di essere stato "troppo poco autorale", ma io ho scelto di far parlare proprio Pippo Morelli, la sua bellissima e, in parte, ingiustamente dimenticata storia di vita e di sindacato. Una storia che, per quel che riguarda la sua esperienza e militanza nella Cisl, ci proietta alla metà degli anni cinquanta (a partire proprio dal suo incontro universitario con Mario Romani) e fino al marzo del 1993.

Fu purtroppo un ictus a compromettere totalmente la possibilità di continuare a contribuire alla scena politica, sindacale e sociale del Paese dell'ex segretario nazionale Fim ed Flm e, poi, segretario generale della Cisl Emilia Romagna.

Penso sia davvero reale il fatto che attraverso la storia di Morelli si possano leggere tantissime altre storie: dalla funzione originaria e prospettica per la Cisl del Centro Studi di Firenze, alla germinazione unica e preziosissima della Fim di Milano guidata dal giovane Carniti, dal ruolo della formazione sindacale nell'evoluzione (non tradimento, non disconoscimento) della concezione sindacale della Cisl e nella costruzione (fallita) dell'unità sindacale organica, fino alla difficile gestione della c.d. "unità a pezzi" e della c.d. successiva, contestata (anche da Morelli) "svolta dell'Eur".

Ma non solo: penso al rapporto del sindacato con la crisi economica, al disorientamento delle confederazioni tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta (tra ripiegamento dei consigli di fabbrica e fallimento dei consigli di zona), fino al tracollo dei rapporti unitari durante lo scontro sulla "scala mobile".

Un altro, diverso tema, lo ricopre, nel libro, il ruolo pubblico di testimonianza della fede "adulta", non solo di Morelli, ma di tanti sindacalisti, nel raccordo tra impegno sindacale e impegno politico ed ecclesiale, peraltro, questo sì, spesso al di fuori, lontano dalla Democrazia Cristiana, anche delle correnti di "sinistra" del partito.

Penso alla consapevolezza dello scivolamento etico e morale dell'Occidente e alla necessità di aggiungere alle parole: Sapere e Libertà, anche il concetto di Mondo e mondialità, non solo per romanticismo, ma anche nel cogliere l'esplodere della globalizzazione e dell'economia dell'interdipendenza.

Infine il grande tema della conversione ecologica del sindacato: appassionante nell'incontro, purtroppo solo abbozzato, tra personalità inquiete e potenzialmente fecondissime nell'intreccio, come quella di Morelli e di Alexander Langer

Penso al concetto, molto più trasversale ai decenni di quello che si crede, del sindacato soggetto politico e del suo rapporto con la base, da un lato, e con intellettuali e ricerca dall'altro.

A cosa serve di fronte a questi grandi temi continuare a dividere la storia della Cisl in due fazioni, con la pretesa, cinquant'anni dopo, di continuare dare patenti di ortodossia, utilizzando categorie profondamente sbagliate, come quelle della vittoria o della sconfitta?

Il libro non nasconde nessun conflitto nella Cisl, nel sindacato, nel mondo del lavoro, nel rapporto con la politica o con il padronato, come quando ricostruisce, da diversi punti di vista, la vertenza Fiat.

Ma non rinuncia a leggere, ricostruire, valorizzare anche i temi unificanti.

Un esempio non piò che essere quello della formazione: un aspetto, come testimoniato con grande chiarezza e visione da Bruno Manghi, che rappresenta uno degli elementi indubbiamente di collante dell'intera storia della Cisl. 

Morelli ci permette di ri-leggerlo sotto molteplici forme: dall'approfondimento legato alla contrattazione, al rapporto con quelle che lui definisce le "idee forza" del sindacato, fino alla concezione e al ruolo del dirigente e alla definizione del perimetro delle alleanze necessario a emancipare, liberare, rendere protagonista, a livello individuale e collettivo, il mondo del lavoro, non solo a livello italiano, ma anche transnazionale, mondiale.

Un altro grande tema unificante nella storia della Cisl, altrettanto caro a Morelli, è, certamente, la dimensione internazionale: l'impegno costante nel sostenere i sindacati liberi come elementi fondamentali di una democrazia compiuta, sociale e politica. Lo scrivo nel giorno, terribile, dell'arresto di Aung San Suu Kyi in Myanmar, ma non posso non pensare anche al Brasile di Luis Ignacio Lula.

Il mio libro prova quindi a iniziare a rompere l'insopportabile e datata divisione in due della storiografia Cisl, incartata da decenni tra opposte visioni e accuse reciproche che appassionano, in realtà, sempre meno persone.

Se si analizzano, ad esempio, le non poche divergenze tra Morelli e Carniti si può, ricostruire molto bene anche il divenire di una Cisl ancor più pluralista e policentrica. Ma non si rinuncia a una visione valoriale unitaria; quella stessa visione, ben lontana da conformismi e unanimismi, che viene troppo spesso sottovalutata nella storiografia di entrambi i "colori".

Nel sindacalista reggiano, uomo indubitabilmente della sinistra cislina e della sinistra sindacale trasversale alle tre confederazioni, c'è un'originalità che ci permette di affrontare anche la dicotomia delle "due anime" della Cisl: con parole nuove, inedite, non di parte.

Anche per questo ho chiesto a Franco Marini di contribuire al volume con una sua testimonianza. Quello stesso Marini che con Morelli ebbe scontri furibondi (il più deflagrante nel 1987,  quando  il sindacalista reggiano, allora direttore del Centro Studi di Firenze, fu tra i pochissimi a votare contro la segreteria confederale all'assemblea organizzativa di Abano Terme quando essa seppellì il limite dei due mandati).

Tornando al contributo di Franco Marini al libro, ne è venuto fuori un testo dell'ex segretario generale della Cisl davvero bello: "Pippo Morelli e il pluralismo vivo della Cisl: respirare insieme per una sintesi più alta". E' uno scritto che va letto integralmente, senza estrapolarne, strumentalmente, solo delle parti.

Nel suo contributo Franco Marini riconosce, certamente di più di Carniti, il ruolo della sinistra sindacale e di Morelli come elemento essenziale della piena rappresentatività del sindacato confederale italiano negli anni della sua maggiore centralità (in particolare da metà anni sessanta a metà anni ottanta). 

Marini aggiunge anche che: "una Cisl senza dialettica interna non avrebbe alcun senso di esistere" e poi sottolinea il ruolo di "contrappeso" della sua componente, sia nel tutelare la sinistra sindacale e cislina dal ruolo egemonico del Pci che nello scoraggiare le tendenze scissioniste di destra rappresentate, in particolare, da Vito Scalia.

E' un punto di vista, opinabile, ma con dei fondamenti, certamente non liquidatorio di quelle che io definirei, al plurale, le sinistre sindacali.

Come catalogare, ad esempio, un'altra figura singolare e di spessore enorme come Luigi Macario, padre del nuovo corso della Fim e della Cisl fin dai primissimi anni sessanta e, allo stesso tempo, di appartenenza democristiana?

Non è un caso che Marini concluda il proprio intervento attualizzando uno dei cardini dell'azione di Morelli: quello dell'unità tra le confederazioni, orizzonte costante non del passato, ma per il futuro.

Un'unità e in questo caso Marini, oltre che Morelli, sembra quasi echeggiare molti anni dopo Eraldo Crea e Bruno Trentin, che oggi non può che legittimarsi dal basso, come: "funzione essenziale della tutela del lavoro".

Uno dei temi più interessanti dell'intera parabola della sinistra sindacale (non solo cislina) è, anche nel rapporto con le tumultuose Acli dell'epoca (in particolare con Gioventù Aclista) l'attenzione al lavoro periferico, decentrato, povero, spesso addirittura a domicilio.

Un sindacato, quindi, che non agiva solo a partire dalle grandi fabbriche, dalle "grandi" lotte.

Scrivo tutto ciò in giornate di lutto, in cui nella provincia in cui vivo, Pistoia, si piange e si commenta la morte sul lavoro di un rider filippino di 47 anni: Romulo Sta Ana.

Le idee forza di cui, in tutti i decenni della sua straordinaria vita militante, ci da testimonianza viva Morelli ci raccontano, pur con molti sbandamenti, di un sindacato attento a saper "organizzare i non organizzati" o, meglio, come scriverebbe Saul Alinski i: "senza-potere", proprio come Romulo.

Un sindacato che vorremmo, insomma, sempre più ostinato nel saper guardare oltre il perimetro abituale della tutela e della rappresentanza.

E' proprio qui che Pippo Morelli ci aiuta ancora: è la forza delle proprie idee che permette di contaminarsi positivamente. Nella Cisl, ma anche nell'orizzonte di un'unità sindacale non di vertice, ma di tutela e rappresentanza effettiva del lavoro che cambia.

Come cambia ed è in divenire tutta la cultura della Cisl: ce lo diceva in maniera appassionata e appassionante proprio Giulio Pastore, nel 1951, al primo congresso confederale di Napoli.

Purtroppo, a giudicare certi commenti all'articolo di Enrico Giacinto, certe recidive vestali di un'unica interpretazione della storia e di un'impossibile ortodossia, continuano, invece, a guardare solo il proprio ombelico.

Occorre, invece, alimentare un pensiero profondo, non superficiale se, proprio dalla storia, anche con diverse prospettive e senza mai rinunciare ad un libero confronto dialettico, vogliamo cogliere insegnamenti utili per il presente e per il futuro della Cisl e, più in generale, del sindacato. 

Le domande che devono unire nel dialogo, non dividere nell'inamovibilità, sono quelle che pone Bruno Manghi nella prefazione al libro: "Da dove veniamo?", ma anche: "Chi siamo e dove andiamo?"

La Cisl, a mio parere, è sempre stata, è, e sarà (se non vuole tradire se stessa) un sindacato continuamente nuovo, immerso nei temi, nei problemi, nelle relazioni e nelle opportunità del proprio tempo. Un sindacato che, però, non può e non deve tagliare le proprie radici da sempre plurali, continuando ad impersonare un grande messaggio concreto di solidarietà, giustizia e partecipazione.

Per supportare tutto ciò, nei corsi di formazione sindacale, proviamo a trasmettere ai giovani non la morale del sedentario (quella delle medaglie e dei musei), ma l'etica del viandante, di chi si mette in cammino, consapevole dei propri valori, meglio delle proprie "idee-forza", senza rinunciare a contaminarsi positivamente, a mettersi in discussione.

Ringrazio quindi chiunque commenti il mio libro, anche con critiche feroci.

Ma vorrei che almeno facesse, prima, lo sforzo di leggerlo (non mi riferisco ovviamente a Enrico Giacinto che è stato, anzi, preziosissimo nel correggere lacune ed errori).

L'idea di possedere verità indiscutibili a me fa paura e, sinceramente, la trovo, aliena all'identità costitutiva e costituente della Cisl.

Continuare a negare una parte (certo non tutta luccicante, non priva di errori) della nostra storia significa quindi tradire il senso profondo e non ideologico del fare e dell'esistere del sindacato, un'esperienza che Pierre Carniti definiva con grande acutezza: "impossibile da dire".

Il sindacato riformista e confederale italiano è un grande luogo di donne e di uomini che, da ben più di un secolo, è frutto di un grande movimento democratico e di emancipazione dal basso. 

E' un'associazione, ma anche un movimento che si nutre, senza perdere una visione unitaria, anche del proprio, direi inevitabile e auspicato, pluralismo dei volti, degli sguardi e delle idee.

O, almeno, anche nel grazie all'aver ripercorso la bellissima "strada di Pippo Morelli, io la penso così.

Francesco Lauria

PIPPO MORELLI, INTERPRETE DEL FUTURO DEL LAVORO. GUARDA LA REGISTRAZIONE DEGLI INTERVENTI SU YOUTUBE

  Sul canale YouTube del Centro Studi Ricerca e Formazione Cisl è disponibile la registrazione dell'incontro di presentazione del libro...